BCC dell’Emilia-Romagna: crescono sportelli e occupazione

BCC dell’Emilia-Romagna: crescono sportelli e occupazione

Al convegno annuale della Federazione BCC dell'Emilia-Romagna a Rimini emersa la volontà di governare l'intelligenza artificiale valorizzando mutualità, risorse umane e presenza sui territori

martedì 20 ottobre 2026

Innovare è necessario ma senza rinunciare all’identità, ai valori e al radicamento nelle comunità. Investire nelle tecnologie, ma soprattutto nelle persone, nelle competenze e nelle relazioni. E continuare a rappresentare un presidio economico e sociale per i territori, contrastando quella desertificazione bancaria che vede progressivamente arretrare la presenza degli altri istituti di credito. È il messaggio lanciato dalla Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia-Romagna nel corso del convegno annuale “Banche di comunità tra neo-umanesimo e innovazione. Innovare restando umani senza perdere l’identità”, svoltosi sabato 17 ottobre al Grand Hotel di Rimini, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, economico, bancario e cooperativo.

Una mission sostenuta dai numeri emersi dal convegno: nel triennio 2026-28, a livello nazionale i Gruppi Bancari Cooperativi Iccrea e Cassa Centrale Banca hanno confermato investimenti in tecnologia e innovazione per circa 650 milioni di euro, ai quali si affiancano oltre 3.100 nuovi ingressi, mentre in Emilia-Romagna la rete del credito cooperativo continua a crescere con cinque sportelli in più rispetto a un anno fa, oltre 157.000 soci (+2,2%) e un’occupazione in aumento dell’1,9% dall’inizio del 2026.

Al centro dell’evento il ruolo della persona di fronte alle grandi trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali: un richiamo ai valori dell’Umanesimo – dignità, uguaglianza, libertà, conoscenza, partecipazione – che rappresentano anche le radici culturali di un modello bancario fondato sulla mutualità e sul bene comune. “L’innovazione non è un’opzione ma una trasformazione che dobbiamo saper governare – ha sottolineato Mauro Fabbretti, presidente della Federazione BCC dell’Emilia-Romagna, aprendo i lavori -. La nostra sfida è coglierne tutte le opportunità senza perdere ciò che ci rende differenti: il primato della persona, la conoscenza dei territori, la relazione, la mutualità e la responsabilità verso le comunità. È questa l’essenza del neo-umanesimo che abbiamo voluto mettere al centro del convegno: il progresso deve avere come fine l’essere umano, non può essere l’essere umano a diventare uno strumento del progresso”.

Il valore della prossimità trova conferma nei numeri delle nove BCC aderenti alla Federazione dell’Emilia-Romagna, che continuano a investire nella presenza territoriale in controtendenza rispetto al progressivo arretramento delle reti del restante sistema bancario. Secondo i dati aggiornati al 30 giugno 2026, gli sportelli del Credito Cooperativo regionale sono saliti a 352, cinque in più rispetto a giugno 2025. Una rete presente in 164 Comuni, che conferma il ruolo delle BCC nella tutela dell’accesso ai servizi bancari anche nei piccoli centri e nelle aree interne. Prosegue la crescita della base sociale, che raggiunge 157.046 soci, con un incremento del 2,2% su base annua, mentre gli impieghi a famiglie e imprese si attestano a 14,6 miliardi di euro, in aumento del 4,5% rispetto a giugno 2025. Stabile la raccolta diretta, pari a 17,5 miliardi di euro mentre in crescita dall’inizio dell’anno l’occupazione, con circa 2.900 dipendenti (+1,9% nel primo semestre 2026). 

La mattinata di lavori si è sviluppata attraverso un ricco percorso di approfondimento multidisciplinare dedicato alla sfida di “innovare restando umani”. Il dibattito economico e filosofico, con gli interventi di Stefano Zamagni, Leonardo Becchetti e Maurizio Viroli, ha riaffermato la centralità della persona e dei valori del neo-umanesimo di fronte ai rischi dell’IA e dell’automazione, evidenziando come la cooperazione rimanga un pilastro fondamentale della tenuta democratica e della fiducia nei territori. Il tema dell’inquadramento normativo e fiscale è stato affrontato da Gabriele Sepio, che ha posizionato il Credito Cooperativo al centro del Piano d’Azione nazionale per l’Economia Sociale. Spazio poi al confronto tecnico-operativo nella tavola rotonda con i vertici tecnologici dei Gruppi Iccrea e Cassa Centrale Banca e di ABI Lab, incentrata su come governare la trasformazione digitale mettendola al servizio della relazione con i soci. Le conclusioni politiche e istituzionali hanno visto il confronto tra i presidenti di Federcasse (Augusto dell’Erba), Confcooperative (Maurizio Gardini), dei due Gruppi bancari cooperativi e il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, unanimi nel ritenere che la tecnologia debba servire a generare valore, coesione e competitività senza azzerare la biodiversità bancaria. A chiusura dei lavori è stato inoltre presentato il nuovo “Premio Doriana Lamborghini”, dedicato alla promozione della parità di genere e delle competenze nel Credito Cooperativo.