Il caldo di questa estate sta mettendo alla prova le colture, ma anche le strategie utilizzate per proteggerle. È in questo scenario che prosegue l’attività di sperimentazione del Consorzio Agrario di Ravenna, concentrata in queste settimane soprattutto su vite e pomodoro.
“In merito alla vite, di recente abbiamo lavorato sulla botrite, un fungo che si sviluppa sull’acino portandolo a marcescenza – spiega Luca Fagioli, tecnico del Consorzio -. Abbiamo testato sia prodotti fitosanitari sia biostimolanti, ma il caldo ha ostacolato lo sviluppo dei funghi e le prove hanno risentito di condizioni poco favorevoli al patogeno. Sono emersi però alcuni risultati interessanti sul marciume acido, che andremo ad approfondire”.
Altre sperimentazioni riguardano gli effetti delle alte temperature sui grappoli: “Stiamo testando prodotti per proteggere le uve dalle alte temperature e dalle scottature e i primi numeri sono incoraggianti: dove non abbiamo effettuato trattamenti, l’80% dei grappoli risulta scottato; dove siamo intervenuti abbiamo riscontrato mediamente un’efficacia del 30%” aggiunge.
Un ulteriore filone riguarda l’utilizzo di biostimolanti e prodotti nutrizionali: “Stiamo testando prodotti che favoriscono l’accumulo di zuccheri nei grappoli, misurato in gradi Brix: un parametro importante, che orienta la remunerazione in cantina – prosegue Fagioli -. Questa opportunità in Romagna è particolarmente indicata per il Trebbiano, che in pianura raggiunge produzioni molto elevate e non sempre riesce ad accumulare zuccheri a sufficienza”.
Sul fronte del pomodoro, il Consorzio sta effettuando prove sia sulla difesa dalle principali patologie, sia sugli effetti di biostimolanti e fertilizzanti su rese e qualità organolettiche. Per questi ultimi risultati bisognerà attendere la raccolta, mentre dalla difesa arrivano già le prime indicazioni.
“I temporali di luglio hanno favorito la comparsa dei patogeni e abbiamo ottenuto risultati incoraggianti soprattutto su peronospora. Più complessa resta la batteriosi, un problema comune a molte aziende agricole: alcuni prodotti a base di estratti vegetali e microrganismi antagonisti ne hanno ridotto gli effetti, ma con livelli di efficacia che non superano il 25%”.
Il quadro restituito dalle sperimentazioni mostra quanto il cambiamento climatico stia modificando anche le esigenze della difesa delle colture. “Una volta ci si preoccupava soprattutto delle avversità biotiche, causate da parassiti e patogeni – rileva Fagioli -. Oggi dobbiamo fare i conti sempre di più anche con quelle climatiche: gelate in primavera, stress idrico e scottature in estate. Proteggere le colture diventa più impegnativo e con le nostre sperimentazioni cerchiamo di mettere a disposizione degli agricoltori nuove risposte.
Una prospettiva ulteriore arriva infine dalle Tea, le Tecniche di evoluzione assistita, che in tempi rapidi dovrebbero rendere disponibili varietà ibride, più tolleranti alle patologie e agli stress climatici. Quando saranno pronte sarà interessante ospitarle nei nostri campi varietali per effettuare sperimentazione diretta”.