Agrintesa guarda “Oltre”: a Castel Bolognese il polo europeo del kiwi

Agrintesa guarda “Oltre”: a Castel Bolognese il polo europeo del kiwi

Inaugurato il rinnovato stabilimento della cooperativa: 44 nuove celle in atmosfera controllata, +54% capacità di conservazione e stoccaggio, fino a 600.000 quintali di frutta

giovedì 3 settembre 2026

Un investimento industriale da 25 milioni di euro per il nuovo polo europeo del kiwi. Agrintesa ha inaugurato oggi, con l’evento “OLTRE – L’evoluzione che crea valore”, il rinnovato e ampliato stabilimento di Castel Bolognese (RA), da oltre 35 anni punto di riferimento della cooperativa per la gestione delle produzioni frutticole e da oggi vero centro d’eccellenza a livello europeo per questa referenza. L’intervento, cofinanziato attraverso due fondi PNRR (il progetto di filiera INTEGRA.AGRI e AGRI.LOG), ridisegna in profondità il sito attivo dal 1990 e ne potenzia capacità di conservazione, lavorazione e logistica attraverso nuove strutture, sistemi di automazione avanzata e una gestioneデジタル e interconnessa dei processi. Un progetto pensato per accompagnare la crescita delle produzioni dei soci e consentire alla cooperativa di aumentare ulteriormente qualità, efficienza e capacità di servizio ai mercati.

“OLTRE è una parola che racconta bene ciò che la nostra cooperativa vuole fare: non limitarsi a rispondere alle necessità dell’oggi ma costruire le condizioni affinché le aziende agricole socie possano continuare a produrre, crescere e competere sui mercati anche domani – dichiara Aristide Castellari, Presidente di Agrintesa -. Questo investimento nasce dai nostri soci e ritorna ai nostri soci sotto forma di maggiore capacità di valorizzazione delle loro produzioni: dietro queste strutture ci sono migliaia di aziende agricole e famiglie, territori e persone che hanno scelto di credere nella cooperazione. La nostra responsabilità è trasformare questa fiducia in prospettive concrete. È questo, per noi, il significato più autentico dell’innovazione”.

Il kiwi al centro della strategia di crescita

Il kiwi rappresenta oggi circa il 30% dell’intero paniere ortofrutticolo della cooperativa, con un volume medio annuo di circa 55.000 tonnellate3.200 ettari coltivati e 747 aziende agricole socie coinvolte nelle principali aree vocate italiane: Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Veneto. Il nuovo assetto di Castel Bolognese consente di portare la capacità di conservazione e stoccaggio a 308.000 quintali, con un incremento del 54% rispetto al passato. Cuore dell’intervento sono 44 nuove celle in atmosfera controllata, distribuite su una superficie complessiva di 8.100 metri quadrati e in grado di ospitare 108.000 quintali di prodotto. Per il kiwi giallo la capacità di lavorazione prevista passa da 230.000 a 340.000 quintali annui (+48%), mentre per quello verde da 100.000 a 150.000 quintali (+50%).

“Non abbiamo semplicemente ampliato la struttura: abbiamo ripensato il modo in cui questo stabilimento deve lavorare nei prossimi anni – sottolinea Cristian Moretti, Direttore Generale di Agrintesa -. Produzione, conservazione, movimentazione e informazioni oggi dialogano all’interno di un unico sistema. Questo ci permette di essere più efficienti, più precisi e più sicuri, ma soprattutto di tutelare meglio la qualità del prodotto che i nostri soci ci affidano e di rispondere con maggiore efficacia alle richieste dei clienti. L’obiettivo è fare di Castel Bolognese una piattaforma capace di sostenere la crescita della nostra base produttiva e di operare dodici mesi all’anno, creando valore lungo tutta la filiera. Il nostro piano industriale guarda, infatti, già al prossimo passaggio: entro il 2030 il sito è progettato per arrivare a gestire complessivamente 600.000 quintali di prodotto all’anno ampliando la specializzazione, accanto al kiwi, anche a susine, albicocche e pere Williams”.

Un magazzino intelligente, interconnesso e sostenibile

L’area esterna è stata ampliata e razionalizzata con il rifacimento di 23.000 metri quadrati di piazzali e la realizzazione di 10.000 metri quadrati di nuove superfici, mentre la nuova area destinata al ricevimento del prodotto comprende una tettoia in legno da 4.200 metri quadrati e tre nuove pese a gestione informatizzata. Produzione e logistica vedono l’integrazione tra sistemi di ultima generazione che consentono il controllo in tempo reale delle linee, la tracciabilità dei processi, la raccolta automatica dei dati (Sistema MES – Manufacturing execution system), una gestione del magazzino ottimizzata (Sistema WMS – Warehouse management system) e la localizzazione in tempo reale di mezzi e materiali (RTLS – Real time locating system). Per lo stoccaggio del prodotto finito sono state installate scaffalature con shuttle automatici per una capacità complessiva di 3.000 pallet.

Il progetto comprende un impianto fotovoltaico da 2.307 kWp, con una produzione annua prevista di 2,86 GWh, oltre all’efficientamento dei sistemi frigoriferi. Le nuove soluzioni adottate permettono una riduzione del 15% dei consumi energetici dello stabilimento, un risparmio stimato di 1.148 tonnellate di CO₂ ogni anno e la riduzione di oltre il 70% dell’impiego di ammoniaca. Secondo le proiezioni al 2030, infine, le giornate lavorate nel sito passeranno dalle attuali circa 45.000 a 70.000 all’anno (+55%) mentre il numero complessivo degli addetti potrà crescere da 280 a 450 (+60%). Per le persone impegnate nel sito sono stati effettuati investimenti specifici per la realizzazione di un nuovo edificio su due livelli dedicato a servizi al personale e un consistente ampliamento di uffici, locali di servizio e sala ristoro.

“Lo stabilimento di Castel Bolognese è la dimostrazione concreta di cosa significhi fare impresa cooperativa: mettere innovazione e tecnologia al servizio dei soci produttori, non il contrario – commenta Maurizio Gardini, presidente Confcooperative -. Agrintesa dimostra che l’agricoltura 4.0 non cancella la tradizione ma la rafforza, restituendo valore a chi ogni giorno lavora la terra. Le cooperative sono l’anello che trasforma il prodotto conferito in ricchezza diffusa sui territori, in occupazione, in futuro per le comunità rurali. Questo è il modello di sostenibilità economica, sociale e ambientale che Confcooperative continua a difendere e sviluppare”.