Il gruppo Caviro ha tagliato il traguardo dei sessant’anni di attività. Un anniversario che coincide con una fase di deciso cambiamento per il comparto vitivinicolo, tra l’incognita dei dazi Usa e il debutto dei vini NoLo (acronimo di no alcol low alcol). Il presidente Carlo Dalmonte spiega in che modo il gruppo ha assicurato il reddito di migliaia di agricoltori in Italia per sei decenni e delinea le strategie per il futuro, a pochi giorni dall’apertura di Vinitaly Verona 2026.
Qual è il significato di questo sessantesimo per la vostra identità e per le persone che hanno attraversato la storia del gruppo?
“Sessant’anni sono un compleanno che serve a dare merito a chi ha avviato e portato avanti con successo questa cooperativa. Se Caviro è un riferimento per il settore del vino in Italia, lo si deve a chi lo ha amministrato in tutti questi anni, nei periodi buoni e in quelli difficili. L’identità del nostro gruppo si fonda sulla capacità di dare reddito ai viticoltori e sulla capacità di aver reso il nostro vino un ambasciatore dell’Italia all’estero. Il nostro vino è un bene di tutti e per il futuro lavoreremo perché continui ad essere soprattutto un alimento che accompagna la quotidianità e non solo le grandi occasioni. Perché difendere questo modo di comprendere il vino significa difendere un’intera filiera”.
La guerra in Medio Oriente sta avendo ripercussioni sulla vostra attività?
“La guerra in Medio Oriente non ha avuto ripercussioni dirette sulle nostre esportazioni perché è un’area di mercato tutto sommato marginale per il vino. Subiamo purtroppo il repentino rincaro dei fattori della produzione che dipendono in larga parte dai costi del carburante e quindi dei trasporti. Questo peserà sull’andamento. Forti anche le ripercussioni dei dazi americani: i dati di fine 2025 mostrano in che modo le vendite sono state penalizzate e per noi è un fatto piuttosto grave perché gli Stati Uniti sono il primo mercato al mondo di vino e, per Caviro, il terzo per esportazione”.
A Vinitaly ci sarà il lancio ufficiale dei vostri vini de-alcolati. Cosa vi aspettate da questo nuovo segmento?
“Sì, dopo un lungo iter autorizzativo, è finalmente partita la produzione del nostro settore NoLo. Per Caviro si tratta di un investimento importante e dell’ingresso in un mercato totalmente nuovo. Avviare la produzione è un grande passo per noi, perché fino a oggi in Italia si è assistito a un paradosso: i vini NoLo italiani presenti nei supermercati venivano de-alcolati all’estero. Ora siamo pronti a farlo nel nostro paese”.
In questo contesto, che ruolo gioca un marchio storico come Tavernello?
“Tavernello è in pieno rilancio. In questo 2026 abbiamo affiancato al restyling del packaging un rinnovamento complessivo del brand, con l’obiettivo di aprirci a nuovi target di mercato. Lo facciamo insieme a un testimonial di spessore come Nino Frassica, mantenendo la nostra identità di vino degli italiani da oltre 40 anni: un prodotto controllato che, pur rinnovandosi nella forma, continua a rappresentare l’idea del vino per tutti i giorni.”
Qual è il primo obiettivo per il prossimo decennio del gruppo?
“L’obiettivo resta quello di valorizzare il prodotto della base sociale. Per una cooperativa come la nostra stare sul mercato vuol dire garantire reddito e remunerare il lavoro di chi è in campo. Siamo i rappresentanti di persone che lavorano quotidianamente con passione e competenza, e la nostra missione è continuare a garantire loro la sostenibilità economica”.