Il lavoro del consorzio Solco Ravenna consiste anche nel creare una rete di soggetti all’interno delle comunità in cui opera, capaci di dialogare e collaborare tra loro per la buona riuscita dei progetti di vita delle persone più fragili.
È con questo spirito che si è tenuto a fine gennaio il confronto informale tra i diversi soggetti che si occupano di misure alternative al carcere per le persone con problematiche psichiatriche, dipendenze o altri tipi di fragilità. “Questo tipo di incontri sono molto utili perché per rendere le misure alternative al carcere sostenibili e orientate verso una riabilitazione è necessario che tutti i soggetti coinvolti siano sintonizzati” ha commentato il presidente di Solco Antonio Buzzi.
L’incontro si è svolto a Ravenna, nella sede di Confcooperative Romagna-Estense. “La partecipazione è stata molto alta – sottolinea Stefano Rambelli, responsabile Connessioni, Ricerca e Sviluppo dell’Area Psichiatria del Consorzio Solco Ravenna -, erano presenti: la Magistratura di sorveglianza, l’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari (Gip), il Comando provinciale dei Carabinieri, la Divisione anticrimine della Questura, L’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna (Uiepe), il Servizio psichiatrico diagnosi e cura (Spdc) e il Servizio dipendenze patologiche (Sert) del Centro di Salute mentale. Questi soggetti hanno dialogato con i rappresentanti delle cooperative sociali che si occupano di psichiatria presenti in sala. Oltre a quelle associate a Solco (Progetto Crescita, Laura, L’Oasi, La Pieve) erano presenti anche il consorzio Fare Comunità e le cooperative San Vitale e Zerocerchio, a sottolineare l’intento di creare una comunità collaborante su questo territorio”.
L’incontro si è svolto in maniera informale e ogni presente ha sottolineato la necessità di piena collaborazione tra le parti per trovare soluzioni alle criticità che contraddistinguono i percorsi di vita di chi si trova in una misura alternativa al carcere. “Il gruppo di soggetti presenti all’incontro si occupa di aiutare gli autori di reato e i detenuti a trovare un loro posto nel mondo, attraverso cure specialistiche se necessario, o con percorsi riabilitativi caratterizzati da vari tipi di interventi – continua Rambelli -. Le difficoltà di questo settore sono tante, la più urgente è la forte carenza di organico. Poi ci sono le criticità che caratterizzano un po’ la società di questi tempi: trovare una casa a un affitto accessibile o un lavoro, per esempio, che per queste persone è ancora più difficile. Fare rete e collaborare aiuta noi soggetti che eroghiamo i servizi e aiuta le persone che seguiamo, per questo è importante continuare a incontrarsi, conoscersi e confrontarsi”.